Alcune volte la Terra guardando lo Sterco si è chiesta: "Perchè questa puzza deve appoggiarsi su di me?". Lo Sterco da gentiluomo non ha mai risposto, ha declinato ogni sguardo di disprezzo.
In una giornata come tante, quelle dove il Sole di fine giugno riscalda, anzi quasi brucia ogni cosa che incontra, lo Sterco rispose alla Terra: " Sai...io non avrò un buon odore, a me non sono mai state dedicate parole poetiche, anzi, solo battute sul fatto che se qualcuno mi pesta sara' fortunato, ma, una cosa sola voglio dire, senza di me tutti i fiori che porti su di te Terra non esisterebbero. Gli indiani mi adorano perchè sono la fonte del rinnovamento della fertilità di te Terra. Tu noti solo il mio colore scuro, è vero non ho un buon odore, ma è anche vero che sono il prodotto di cio' che gli Esseri mangiano, sono una sintesi,un riassunto, una fine, ma anche, come ti ho ricordato, un inizio".
La Terra rise, rise tanto che il suo asse naturale si spostò di ben cinque gradi. Non replicò. Distolse il suo sguardo dallo Sterco e continuò la sua Vita di tutti i giorni.
Il Giullare si chiede e Vi chiede Madame e Messeri : chi si sente Sterco e chi Terra, e perchè?
Dlin Dlon il quarto campanellino ho suonato.
Carissimi, occhi al vento il Vostro Giullare scorge un Mondo strano a Lui oscuro. Il Mondo della sincerità.
Attraverso Ventagli, Sciarpe, Copricapi, il Volto scompare a tal punto che nemmeno chi lo possiede si convince piano piano che, gli ornamenti che lo velano, siamo in realtà la sua essenza più profonda.
Il problema è però di chi lo detiene, eh sì perché ad un certo punto chi aveva accanto scompare, l’Amico/a diventa uno/a Straniera in Patria, il Compagno/a si trasforma in un enorme punto di domanda con gambe e tutto il resto.
Allora mi domando una cosa molto semplice: che male c’è a mostrarsi per quello che si è, sempre con educazione ovvio, sin dall’inizio?
Il male c’è ed è dato da questo, ognuno di noi cari Messeri e Madame, ha una immagine del proprio essere che è stato in alcuni modi e momenti, piegato dal Viver comune, in buona sostanza perdiamo di vista chi siamo, cosa vogliamo, come dobbiamo proporci, e tutto ciò che rende il ballare per questre strade pulito. A nulla vale metterci in vasche profumate , cospargersi di sali, schiuma e quant’altro, il letame rimane, come l’odore di pesce attaccato al pescivendolo. Non lo si avverte più.
Fino a quando questo fetore lo rivogiamo verso di noi tutto è lecito, come prendersi a martellate un alluce, ma, quando tale olezzo lo rivolgiamo a persone terze rispetto a noi, scatta l’operazione CATASTROFE. Eh sì il personaggio ormai è costruito, radicato.
Si comincia a recitare, proclamare, divulgare, rassicurare, il giochetto regge con i simili,ma, ad un certo punto si trova lungo la strada un personaggio che tale non è, allora li si fa il botto, lo si avverte e si da il peggio di noi a livello interiore e il meglio di noi in recitazione.
Nascono dolori, paure non nostre ma del mal capitato/a.
Che schifezza.
Il terzo campanellino ha suonato.
Mi congedo a Voi la sentenza.
Succede, purtroppo, di trovare sulla proprio tragitto Maschere assai curiose.
Indossano la pelle della Capretta spaurita. Riccioli bianchi e stropicciati dal Vento del Tempo. Il loro belare è affascinante, tenero e il loro intercalare nel dialogare tesse una rete da pesca, quella rete che serve per pescare i Bianchetti.
Con molta calma, le reti vengono calate. Il Bianchetto viene rassicurato, la stretta è amorosa come quel calore mai…mai e poi mai…si è vissuto, tutto viene dipinto come unico, irripetibile. Quando la Capretta dalla pelle ricciuta, bianca e stropicciata dal Vento del Tempo, e il Bianchetto si incontrano il loro unirsi pare simile all’incontro nel cielo di due Stelle che sono sempre state una accanto all’altra, ma, mai si sono riconosciuti.
Ci vuole tempo per pescare i Bianchetti, sono minuscoli. Le Reti devono essere a trama molto stretta e, allo stesso tempo tirati a bordo della Nave senza dare strattoni altrimenti un crac rovinerebbe il lavoro.
Lì distesi a pancia in su, privato dell’acqua dalla quale respirava, il Bianchetto si rende conto che l’unico ossigeno è la sua Capretta. Si fida, viene portato a fidarsi, da tutto il calore interiore che riceve e, che mai aveva ricevuto.
E’ tempo di mutazione.
La Capretta tira giù la cerniera lampo del Suo manto bianco e ricciuto.
Un Lupo.
Il Bianchetto ci crede ancora, si dice che non è la lana che fa calore. Sta ancora lì a pancia in su sulla barca. Respira male. La Capretta-Lupo ora percorre praterie oscure, dice che quello è il suo destino, che nulla si puo’ mutare, che è nata per prendere Anime, trascinarle con se.
Il Bianchetto è piccino ma ha un suo carattere. Ha scaglie fini ma sicure, prende le sue ultime forze e si getta fuori dalla barca.
Nuota disperatamente verso il suo Blu.
Ossigeno.
Ha ferite cucite, il suo sguardo è fiero e sicuro.
Ha deciso di non unirsi piu’ né alla sua specie, né a quella altrui.
Il secondo campanellino ha suonato la sua melodia.
Anche lo sterco se ben inscatolato, appare come Cioccolato.
Ma quando Vi specchiate alla mattina, per farVi la barba, lavarVi i denti, sistemarVi la chioma, per lucidarVi la maschia pelata, o per mettere il rossetto che rafforza la Vosta femminilità, cosa vedete?
Io vedo i mie numerosi campanellini sistemati sul mio bel cappello da Giullare e, nello scuoterli, nel sentire il loro vociare mi chiedo: a senso una Vita posta sull’apparire?
Molti in passato, non certo a torto, hanno sostenuto che essere e apparire sono due cose differenti, oggi come oggi sono la stessa cosa.
O per motivi di lavoro o per scelta propria più o meno senziente, ciò che vediamo nella sovraesposta macelleria della nostra società, quasi mai ha tratti univoci.
Come orientarsi un questo alternarsi di petti di pollo, cose di tacchino, carne macinata da sugo, Angeli e Demoni?
O si decide di uniformarsi, mettersi la divisa di anticonformismo/conformismo. O si decide di migrare sul K2. O si dichiara guerra al Mondo consapevoli del fatto che si perderà. O si decidere di fare spallucce a tutto ciò che ci accade come se si portasse un impermeabile, oppure molto più semplicemente, anche se semplice non è, si impara ad odorare il sederino altrui come fanno gli animali tra di loro per capire di che sesso sono.
Non è però semplice odorare quei sederini, molti sono assai profumati. Altri si presentano come una cattedrale ben assestata e inviolabile, incrollabile, appoggiata su pilastri granitici con su scritto:”Io non faccio questo…quello…quell’altro”. Altri ancora cambiano la loro forma, prima tondi come uno dei più bei frutti dell’Eden, poi, triangolari come le piramidi egizie da ammirare, visitare ma non vivere, poi, quadrati, e li nascono i primi disorientamenti, prendere sulle gengive gli spigoli fa male molto male – il chirurgo plastico in caso di lesioni costa almeno come un castello – un dolore che si cuce sulla pelle e che se pur sexy come tutte le cicatrici ( così dicono) porta con se un pegno molto caro: il rinchiudersi del nostro Animo in una spugna che non assorbe.
E’ allora necessario comprare, in ferramenta, un secondo naso fornito di filtro “anti inchiappettatura”. Articolo poco costoso, ma difficile da installare. Perché? Semplice si violenta la nostra Essenza, il nostro Cuore, la nostra Anima.
Oddio ho parlato di Essenza, Cuore e Anima. Prossimo passo citare “Va dove ti porta il cuore”, con il dovuto rispetto per la Signora Tamaro.
Il primo campanellino ha suonato la sua melodia.
Il Giullare si scosta dallo specchio.
Chi appare non è, chi è non appare.
Attenzione!Attenzione!
In questa Piazza Popolare il Giullare propone a Voi Madame e Messeri un burlesco dire:
“Si corica su prati innevati, gioca con le viscere e se ne nutre. Accorrete numerosi, guardatelo bene, gioite, divertitevi, gozzovigliate, portate nell’orizzonte il Vostro pensiero. Profuma di incenso e dolci spezie d’oriente. Attira come Ape al miele. Che cosa è?”
Gentili commedianti eccomi a Voi in tutto il mio splendore.Vesto i mille colori inventati dagli Uomini e, parlo di codesta Vita burlona, sprezzante delle Vostre risa, o dei Vostri ghigni.
Porto campanelli al mio cappello che Vi ricordano, rumoreggiando, il mio passare. Il mio scopo è quello di solleticare i Vostri crani senza l'uso di alcuna piuma o, polvere esilarante.
Mi inchino al Vostro tansitare e Vi saluto con rispetto di Giullare, mendicando una monetina, un soldino, uno sputo, un calcio nel sedere o quant'altro Vogliate a me lasciare.
Ogni mia parola, sia essa in rima o in prosa, sono certo che Vi lascerà un sapore, una immagine, un odore.
PorgendoVi un saluto, ritorno nei miei cunicoli, ma, presto, nelle Vostre sere calme e tranquille, porterò a Voi una commedia di Vita.
Il Vostro Popolano Giullare di Corte. 